Un giorno, mentre stavano attraversando un
bosco, o meglio, quello che rimaneva di un bellissimo bosco distrutto da un
incendio estivo, su di un albero, o meglio su quello che rimaneva di un albero
bruciacchiato, una donna e un uomo videro qualcosa, o meglio qualcuno, alquanto
bruciacchiato anch'egli.
Corsero immediatamente verso di lui
gridando: "Aspetta, non ti muovere!"
"Come potrei farlo? Rispose lui."
"Scusa, hai ragione. Ma cosa è successo?"
Disse la donna, e intanto mentre si avvicinava si accorse che non era nero per
le bruciature, ma per il colore della sua pelle.
"Non lo so nemmeno io" gli rispose lui con
un lieve accento straniero. "So solo che qualche giorno fa mi trovavo nel
Canale di Sicilia con altri quaranta profughi sopra un barcone salpato dalla
Libia. E adesso mi trovo qua."
"Non ci posso credere... il mare disterà
almeno cinquanta chilometri!" precisò quello che sembrava essere il suo
"compagno" (termine corretto per indicare una relazione tra i due se non si
conosce il portato legale della stessa).
"E vi dirò di piè, il barcone su cui
stavamo è stato speronato da una vedetta della guardia costiera di Malta. Siamo
finiti tutti in acqua. Poi all'improvviso ho sentito come un rumore assordante,
il mare intorno è incominciato a ribollire tutto. Ho sentito come una
fortissima spinta e ho avuto la sensazione che qualcuno mi avesse sollevato in
aria. Ho pensato di essere morto annegato e che gli angeli mi avessero preso
per portarmi in cielo al cospetto di Dio."
"Incredibile, non possiamo crederci..."Interloquì
la donna aggiungendo un plurale che aggiunge un plus alla relazione con il suo
"compagno".
"Ma poi abbiamo smesso di salire e la
visione del paradiso non arrivava mai. Invece nel buio piè totale continuavo ad
essere centrifugato dalle onde. Stavo perdendo la speranza di vedere il cielo
quando finalmente ho rivisto la luce. Ma lo spettacolo che mi si è presentato è
stato quello delle fiamme dell'inferno. Insieme alla poca acqua in cui
continuavo a galleggiare sono stato buttato giè tra le fiamme. Ho rivisto in un
attimo tutta la mia vita e mi sono pentito dei miei peccati. Non credevo
proprio di meritare la pena dell'inferno."
"E poi?"chiese il "compagno", termine che
continueremo ad usare anche se sembra ormai chiaro che i due fossero
regolarmente coniugati.
"Poi mentre cadevo le fiamme iniziavano a
spegnersi e, per non sfracellarmi a terra, mi sono aggrappato a questo albero.
Sono due giorni che sono qui. Ma se non è l'inferno, e non è di certo un
paradiso, dove sono capitato?"
"Calabria. Non si sta male, ma hai
ragione, non è proprio il paradiso."
"Calabria? E come ho fatto ad arrivarci?"
"Non lo so, so solo che qui fino a pochi
giorni fa ci arrivavano solo i Canadair della Protezione Civile che cercavano
di spegnere l'incendio... a meno che... no, non è possibile!..."
"cosa?"
"Vedi, i Canadair caricano l'acqua in
mare, e se tu ti trovavi là, può darsi, anzi sicuramente sarà andata così...che
ti hanno tirato su con tutta l'acqua..."
"Bè sono contento di non essere morto, e
soprattutto di essere riuscito ad arrivare in Italia sfuggendo alla polizia.
Devo ringraziare il Signore che non mi ha abbandonato. Aiutami a scendere di
qua".
"Vedo che credi molto in Dio."
"Sono un credente."
"Anche noi! Sei musulmano o cristiano?"
Gli chiese la donna.
"Cristiano." Incredibile, un nero che
aveva conosciuto Gesè Cristo, pensò soddisfatta la donna.
"Anche noi! Sei cattolico o protestante?"
"Protestante."
Al che il compagno della donna disse,
guardandosi intorno: "che squallore, è incredibile come l'umanità non riesca a
salvaguardare il creato, eppure è un dono elargitoci gratuitamente."
E lei continuò: "la natura umana fatica ad
accettare un cammino di riconciliazione, per fortuna che molti gruppi
ecclesiali abbiano iniziato a praticare la pastorale dell'ambiente..."
L'uomo nero sull'albero sbottò: "Aiutatemi
ho bisogno di mangiare e, soprattutto di scendere da qui"
La donna rispose prontamente: "Non è un
problema, siamo soci di una cooperativa di agricoltori biologici. Come hai
fatto ad arrivare lassè?"
L'uomo sull'albero non credeva alle sue
orecchie, glielo aveva appena raccontato: "Non lo so e non lo voglio sapere.
Fatemi scendere"
Lei: "Non temere, chiunque tu sia, sei un
figlio di Dio e senza distinzione tra fede o razza, o colore della pelle potrai
confidare nella nostra disinteressata opera caritatevole. I Santi hanno forse
chiesto qualcosa prima di operare i miracoli?"
Il suo compagno: "Devi sapere che
attraverso un percorso spirituale, conclusosi nella XVII Giornata Missionaria
Mondiale, abbiamo maturato la consapevolezza dei privilegi che abbiamo in
relazione alla nostra appartenenza al primo mondo. La solidarietà non può
essere un gesto rituale ma deve scaturire da una fede incarnata."
Lei, adesso rivolgendosi al compagno:
"Ricordi quando iniziavamo a muovere i primi passi nel gruppo Scout? Don Fedele
ci ammoniva a praticare l'umiltà e la sequela sulle orme dei Santi.".
Lui: "Ricordo sempre l'iniziativa del nostro padre spirituale
rivolta a persuadere i giovani a sostenere con le loro preghiere e il digiuno l'attività
apostolica dei sacerdoti missionari..."
Lei: "La comunione, vorrai dire, la
comunione con i facitori di giustizia.
Solo i puri di spirito erediteranno il
Regno."
Lui: "Si, tra i servi di Dio in cammino
verso la Santità"
Uomo nero: "ehm...."
Lei: "A proposito, ricordiamoci che dopo
essere andati alla festa delle Botteghe del Mondo abbiamo preso l'impegno di
assistere la madre di Fratel Giuseppe. Con gli altri volontari ospedalieri
dobbiamo approvare lo statuto dell'associazione e le donazioni in corso."
Lui: "Allora dobbiamo sbrigarci perché non
possiamo dimenticarci anche di salutare Habib e gli altri bambini prima che
termini il periodo di affidamento famigliare. Forse quello era un impegno che
non avremmo dovuto prendere..."
Uomo nero: "Aiutooo!"
Lei rivolgendosi sempre al compagno: "Non
bestemmiare! Come possiamo esimerci dal visitare le vedove dopo aver compiuto
un percorso di educazione alla diaconia verso sentieri di purezza per lo
spirito del mondo?"
Lui: "Perdona la tentazione del maligno,
ma l'attitudine educativa al sociale di una comunità non si misura tanto dai
momenti specifici o specializzati, quanto nel vissuto quotidiano della
pastorale ordinaria, da quanto si sa educare al sociale nella catechesi, in
quella giovanile e in quella degli adulti..
"
Lei: "Certo, dal gruppo ecclesiale non
possiamo aspettarci delle risposte, ma solo degli interrogativi utili a
modificare il nostro stile di vita, a riprendere il significato fondamentale di
una formazione che apra i cristiani alla comprensione, all'impegno politico e
sociale in una realtà sempre piè articolata, complessa, ma, per questo, sempre
piè stimolante."
Uomo nero: "Aiutooo!"
Lei: "per questo dobbiamo spicciarci per
partecipare al convegno su "Essere generativi nella famiglia e nella società"
che ci sarà stasera al convento dei Francescani. In quella sede intendo mettere
a confronto le prospettive di ricerca e le esperienze realizzate in Italia e
all'estero relativamente ad interventi con gruppi di genitori, educatori,
coppie e bambini. E' necessaria una analisi delle diverse forme di condivisione
e di accoglienza nelle comunità familiari per la costruzione e conduzione di
progetti con i giovani.."
Lui: "Ma solamente in una logica
Conciliare. Clero e laici in una rinnovata aggregazione eucaristica siano di
stimolo verso le famiglie. La nostra visione dell'impegno non può farci
chiudere gli occhi di fronte al prossimo che chiama e che ci viene posto quale
agnello sacrificale per innalzare lo spirito verso la glorificazione e la beatificazione
dell'Eccelso. Essere generativi nella famiglia e nella società no vuol dire
dimenticarsi del significato della Parola: il logos dell'agape: amore e ragione
come principi dell'agire..." |